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Rinoplastica

E’ consigliato sottoporsi ad un intervento di rinoplastica estetica in periodo estivo o in periodo invernale?

Sono domande frequenti nel nostro mestiere. Direi che non ci sono differenze legate alla stagione. Se in inverno è possibile che dopo l’intervento un paziente si “ becchi” un raffreddore, accusando maggior disagio nel sopportare il post-operatorio, è anche vero che il cado estivo non è il miglior compagno di chi magari fosse sprovvisto a casa di impianto di aria condizionata. Solo un consiglio (ovvio) di non esporsi per almeno un mesetto al sole diretto. Non accadrebbe nulla al risultato definitivo, ma l’esposizione al sole rallenterebbe il ritorno alla normalità dei tessuti traumatizzati. E questo vale per qualsiasi tipo di intervento
Il problema della recidiva di un naso storto, sotto il quale è presente generalmente anche un setto deviato è un problema ricorrente. Generalmente la recidiva, quando avviene, è di grado molto inferiore alla deviazione originaria. I motivi possono essere molteplici. Personalmente quando visito un paziente col naso storto sul piano frontale, cioè deviato da un lato, sono solito farmi mostrare il tipo di occlusione dentaria. Se l’asse inter-incisivo è allineato ( la linea che separa gli incisivi centrai superiori si continua senza deviazione con la linea che separa gli incisivi centrali inferiori ), è prevedibile che non ci saranno recidive dopo l’intervento di “raddrizzamento” del setto e del naso. Se invece l’asse inter-incisivo risulta deviato da un lato, spiego al paziente che una tendenza del naso a riprendere qualche grado di deviazione sarà possibile. Questo perché, durante la fase di consolidamento delle strutture modellate nel corso dell’intervento, e in particolare durante la fase di saldatura delle fratture ossee praticate nel corso dell’intervento per raddrizzare il naso, la sollecitazione asimmetrica dei muscoli facciali ( l’azione asimmetrica è la conseguenza della relazione asimmetrica cioè non “centrica” dei mascellari come espressa dalla citata posizione della linea inter-incisiva ), può far deviare di un poco l’asse della piramide nasale verso il lato ove le forze muscolari agiscono maggiormente. Ritengo che questa sia la ragione stessa della formazione della asimmetria (deviazione) della piramide nasale, avvenuta durante la fase di sviluppo dell’individuo, fase riprodotta in miniatura nella fase di guarigione dell’intervento estetico di raddrizzamento.
Assolutamente no, Non c’è nessun problema. Non ci sono rischi aggiunti, per quanto riguarda la buona riuscita degli interventi associati rispetto alla scelta di eseguire tali interventi in due tempi.
E’ vero fino ad un certo punto. Diciamo che l’accorciamento del naso quando ci troviamo di fronte ad un naso di particolari dimensioni ( molto grosso ), con una qualità della pelle molto grassa e spessa, in difetto di alcuni accorgimenti è possibile che l’angolo naso-labiale tenda a ridiventare più acuto e a dare l’impressione di un abbassamento della punta. In tali casi personalmente sono solito rinforzare la punta del naso con un sostegno di cartilagine che posiziono dietro la columella, internamente, a guisa di un pilastrino di sostegno impedisce alla punta di “cascare”
Si. E’ sufficiente utilizzare tamponi provvisti di un tubicino che consente il passaggio dell’aria. Talvolta il tubicino si occlude a causa delle secrezioni del naso. Ci sono inoltre tecniche che “fissano” le strutture mucose ( per evitare il sanguinamento al di sotto delle quali si utilizzano i tamponi endonasali appunto ) con punti di sutura unitamente, talvolta al sostegno di tali strutture con laminette di silicone modellate ad hoc. Sinceramente non ne farei un problema dato che c’è da considerare che oggi i tamponi a disposizione sono molto morbidi e che il tempo della loro permanenza generalmente non supera le 48 ore.
La tecnica “open” (letteralmente:” aperta”), non è assolutamente una tecnica di recente scoperta. Nasce, pensate, già ai primi del novecento, soppiantata successivamente dalla tecnica opposta e cioè “chiusa”, per poi essere riscoperta e “rivisitata” negli ultimi vent’anni. Consiste in un accesso chirurgico alle strutture nasali interne da rimodellare, attraverso una incisione (ce ne sono di vari tipi) della struttura cutanea che divide le due narici (columella) e che unendosi alle tipiche incisioni interne del naso proprie di tutte le rinoplastiche, consente di scoperchiare le strutture cartilaginee della punta e quindi di visualizzare meglio il ristretto campo operatorio sul quale intervenire chirurgicamente. Mentre nelle rinoplastiche chiuse le incisioni interne al naso sono le uniche che consentono di intervenire sulle strutture da rimodellare, nelle rinoplastiche open ci sono le suddette incisioni supplementari. I vantaggi sono evidenti per chi ritiene di avere delle difficoltà nell’operare “al buio”, senza l’opportunità di esporre completamente le strutture cartilaginee della punta. Gli svantaggi sono ovviamente conseguenti alla cicatrice residua sulla columella anche se di minime dimensioni e generalmente di buona qualità estetica. Questa spiegazione delle differenze tra le due tecniche è per il vero un po’ semplicistica, perché, parlando di chirurghi professionisti esperti e seri, occorre dire che ci sono motivazioni più importanti nel scegliere un tipo di tecnica rispetto all’altra, motivazioni che caratterizzano tutta una filosofia comportamentale e una visione differente dell’estetica del naso. Volendo (e dovendo) semplificare l’argomento, direi che coloro che scelgono per lo più (dico per lo più, perché ci sono casi particolari ove l’adozione della tecnica “open” è ben vista anche da quei chirurghi che generalmente operano con la tecnica “chiusa”) la tecnica “chiusa” ritengono che il modellamento delle cartilagini della punta debba avvenire nelle condizioni nelle quali dette cartilagini rimangono ricoperte dal rivestimento cutaneo, perché il riposizionamento del rivestimento cutaneo dopo essere stato interamente sollevato ( nella tecnica open ) dopo l’avvenuto rimodellamento, non troverebbe più l’esatta posizione sulle strutture rimodellate e ciò potrebbe causare degli inestetismi, non valutabili subito, ma evidenti a cicatrizzazione avvenuta. Personalmente sono di questo parere e quindi sconsiglio la tecnica open. Tecnica che conosco molto bene per averla utilizzata in tanti casi di rinoplastiche secondarie (rinoplastiche su nasi già operati) e in difetti estetici del naso conseguenti a malformazioni. Coloro che hanno “sposato” la tecnica open incondizionatamente, ritengono invece di essere in grado con tale tecnica, di operare le strutture della punta con una precisione che non sarebbe consentita loro dalle tecniche chiuse. Sarà vero, rispondo io, ma costoro non considerano che il risultato finale dell’intervento di rinoplastica estetica non deriva solo dalle strutture rimodellate, ma anche dal rivestimento cutaneo che a tali strutture rimodellate, ala fine, viene riposto sopra.
Generalmente si interviene sullo scheletro nasale, per motivi estetici dopo la maggiore età, cioè a sviluppo completato. In casi particolari come nel caso di alterazioni della anatomia esterna del naso, avvenute per esiti di traumi o a seguito di malformazioni congenite ( labiopalatoschisi ecc ), si può intervenire anche prima. Anche qualora l’intervento di rimodellamento estetico sia limitato alle cartilagini della punta o l’intervento funzionale sia limitato alle strutture cartilaginee, è possibile intervenire anche prima dell’età matura. Dipende un po’ dalle situazioni particolari

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